Domenica 27 Maggio 2012
   
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“ LA PESCA ITALIANA AFFOSSATA DA NORME VESSATORIE”

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La lettera dei pescatori al Sindaco Romani

Riportiamo di seguito la lettera scritta dai pescatori monopolitani e indirizzata al Sindaco Romani.

Nella missiva, i pescatori chiedono al primo cittadino di farsi carico della protesta e di chiedere un incontro con il Governo Italiano.

Signor Sindaco,

i Pescatori di questo Comune, identificabili dalle Licenze di Pesca allegate alla presente, aderendo al Movimento Spontaneo dei Pescatori che ha preso avvio con l’appoggio e il sostegno di ANAPI Pesca, Le consegnano il documento che ci abilita all’esercizio della nostra attività, resa invece ormai non produttiva, per sostenere il reddito delle nostre famiglie, da norme e regole vessatorie.

Con la presente La preghiamo di rendersi interprete del nostro messaggio di protesta e di chiedere un incontro con il Governo Italiano al Presidente del Consiglio dei Ministri, dato che tre Ministri delle Politiche Agricole, negli ultimi tre anni, hanno continuato a promulgare Leggi e Decreti sulla Pesca senza aver mai indetto un tavolo di confronto con i Pescatori Italiani.

Avremmo voluto consegnare direttamente le licenze alle Istituzioni Nazionali della pesca, ma mentre le Stesse fanno irresponsabilmente affondare la pesca italiana, apprendiamo che stanno pure per recepire regolamenti comunitari per rendere trasferibili le nostre licenze di pesca affinchè noi, costretti, le si possa cedere ad altre organizzazioni industriali, anche non nazionali, interessate a rilevare le attività di pesca nelle acque italiane, attività che nel frattempo viene a noi preclusa – ne siamo certi – a tal fine.

Questa è l’ultimo scempio legislativo a danno della pesca costiera artigianale italiana che sta per essere messo in atto per gli interessi diversi, avvantaggiati pure dalla mancanza di un responsabile controllo politico del settore, di chi dispone, perché indisturbato occupa da oltre vent’anni lo stesso posto nella Pubblica Amministrazione di settore, e scrive le leggi firmate da Governanti distratti che invece cambiano ogni anno, ben quattro sono stati i Ministri per la Pesca dal 2008 al 2011.

La pesca tradizionale italiana, costiera, ricca di produzioni tradizionali ad alto valore, facilmente tracciabili, varie e non massive viene affossata, e con essa l’economia ed il lavoro di migliaia di famiglie non ricche, a vantaggio di grandi gruppi commerciali italiani e stranieri titolari di supermercati e di società di importazione, che forti del loro potere economico, hanno invaso, complice il suddetto apparato amministrativo e rappresentativo, i tavoli istituzionali impedendo che i pescatori italiani siano correttamente rappresentati.

Le stesse associazioni che si titolano rappresentative dei Pescatori italiani e che appartengono a Confederazioni nazionali con proprietà di grandi catene di supermercati, di industrie ittiche e di trasformazione, mentre ci invitano alla calma fanno accordi di pesca con Cile, Santo Domingo ed altri Paesi come Cina, Taiwan e del Sud Africa.

Non siamo d’accordo a dismettere le nostre licenze di pesca ne di dover rinunciare al nostro lavoro, ma se è questo che vuole l’Italia a discapito di decine di migliaia di famiglie italiane, che vivono in Comuni come il nostro dove non ci sono alternative a questo lavoro, a discapito di un comparto reso improduttivo da norme prodotte per favorire interessi che non rispettano l’Italia e la millenaria tradizione della pesca italiana, noi siamo disposti a smettere di lavorare in questo settore, ma chiediamo che ci paghino il valore del lavoro che ci vogliono togliere per affidarlo ad altri, che ci diano un corrispettivo congruo per dismettere i nostri attrezzi del lavoro, che ci finanzino l’avviamento di attività alternative e ci diano un impiego stabile.

Riteniamo sia inutile chiedere di parlare di “ Iva al 21%”, di “ Log – Book”, di “ Licenza a Punti”, di “ Blue – Box”, di “ Raddoppio di Sanzioni” ed “ eccesso di Burocrazia”, quando questi argomenti sono frutto di un preciso disegno perverso che così ci vuole imporre uno stato di crisi permanente per indurci a cambiare mestiere.

È assurdo che con 8.000 Km di costa l’Italia sia costretta ad importare circa l’85% del pesce, mentre tutto il mondo riconosce il valore della Dieta Mediterranea e l’eccellenza del Prodotto Italiano.

Soprattutto, Signor Sindaco, gli dica che vogliamo il rispetto della nostra intelligenza e non ci additino come delinquenti mentre questi che fanno le regole non puniscono e non controllano chi veramente pratica la pesca illegale e perciò, ma non solo, colpiscono i Pescatori le cui attività professionali sono dichiarate, riconoscibili, tassate e da sempre rispettose dell’ambiente e delle risorse del Mediterraneo.

Che ci spieghino come stanno spendendo 808 milioni di euro stanziati a favore della pesca italiana dalla Comunità Europea dal 2007 al 2013 e quali sono i reali motivi per cui la Stessa ha comminato all’Italia sanzioni per 120 milioni di euro nello stesso periodo.

Altrimenti, Signor Sindaco, che restituiscano la Pesca Italiana ai Pescatori Italiani le cui regole non scritte hanno per secoli prodotto a miglio zero la nostra economia, non assistita, nel rispetto delle risorse comuni, dell’ambiente e dell’eccellenza del Prodotto Ittico Italiano!

Dichiarando così a lei lo stato permanente di agitazione della categoria, restiamo in attesa di un Suo riscontro, prima di prendere dal 7 febbraio 2012 ulteriori iniziative a tutela del nostro diritto al lavoro e della dignità sociale ed economica che questo sistema nega alle nostre famiglie.

Il Comitato dei Pescatori

VEDI ANCHE:

IL SINDACO RICEVE I PESCATORI

BANCHINA SOLFATARA: INIZIA LA PROTESTA DEI PESCATORI

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