Ieri sera a Polignano la tavola rotonda "PdL? Il percorso difficile dei giovani della destra"
“Quindici anni fa si parlava di una società ideologica, che in taluni casi diventava scontro politico oggi non più auspicabile”. Così, Emilio Romani, sindaco di Monopoli, ieri sera in diretta web su www.monopolitube.it e www.polignanoweb.it dalla sala consiliare Domenico Modugno di Polignano a Mare, ospite alla corte di Eugenio Scagliusi, presidente del Consiglio Comunale, suo amico e organizzatore della tavola rotonda “PdL? Il difficile percorso dei giovani della destra”.
Alleanza Nazionale, in questo momento, forse sta come d’autunno, sugli alberi, le foglie. La rivoluzione d’ottobre, in casa PdL, è appena cominciata. Non sappiamo ancora se lascerà foglie morte sul campo di battaglia. In ogni caso è una rivoluzione che viene dal basso, non solo dal leader Fini. “La rivoluzione parte dai comuni, dall’esperienza dei sindaci - fa notare Piero Longo, in passato militante nel movimento della destra giovanile, oggi indossa il tricolore al Palazzo di Gioia.
ELETTO GRAZIE AL PDL - “Inutile nasconderlo, sono stato eletto grazie al PdL - ammette Romani - ma oggi l’idea muscolare di contrapposizione è un capitolo chiuso. Di questo partito dobbiamo evitare il rischio che rimanga solo un serbatoio elettorale”. Il primo cittadino monopolitano è contrario all’idea di un PdL verticistico, leaderista, dove il capo comanda e tutti eseguono senza battere ciglio. Se c’è un valore che i maggiori esponenti rimpiangono, un tempo Msi, poi An, oggi in veste istituzionale, è il dialogo, la dialettica. “Il dialogo - ha spiegato Emilio Romani - è l’elemento da cui partire per questo percorso difficile. Dobbiamo parlare di politica, rispettare le regole di convivenza politica che oggi vedo assenti nelle nuove classi generazionali. Credo che la storia del PdL sia una grande occasione per riuscire a entrare in un contenitore più ampio, ma dobbiamo scrivere insieme, attraverso il dialogo, la Carta dei valori e dei principi di questo partito”.
Non si possono fondere le due anime del PdL, almeno non con i metodi attuali. Ne è convinto pure il sindaco di Monopoli che ha militato, a cavallo tra gli 80 e 90, nei gruppi giovanili di destra. E’ uno dei sindaci più giovani, Romani, eppure vanta ben dodici anni da consigliere comunale. “Non è un caso - fa notare Fabrizio Tatarella - che gran parte dei giovani di quella destra del passato oggi occupino incarichi istituzionali di prestigio”.
Nel 1994, quando scese in campo Berlusconi, storici e politologi vedevano in Forza Italia il primo partito azienda della storia. Qualche mese più tardi, il 27 aprile del ’95, nasce Alleanza Nazionale con la “svolta di Fiuggi”. “AN e Forza Italia - chiarisce l’equivoco Emilio Romani - sono due partiti molto diversi. Poi c’è il partito del consenso, perché in politica conta anche quello. Il rischio che corriamo è quello di andare incontro a una fusione, invece dobbiamo stabilire che tipo di partito unico costruire”.
In aula, Fabrizio Tatarella (nella foto, da sinistra) illustra la sua ultima fatica letteraria, “La Fiaccola Tricolore: antologia della giovane destra italiana dal dopoguerra ad oggi” (Edizioni Nuova Stampa Bari), un
excursus storico faticoso e dettagliato. Un’antologia dove si narra di giovani militanti di destra del passato, oggi ai vertici dello Stato: Gasparri, Bocchino, Meloni, solo per citarne alcuni di quelli che De Rienzo ha definito Tatarella boys. “Loro hanno fatto la gavetta - spiega Tatarella sfogliando l’album dei ricordi - sono stati anche discriminati e bollati perché fascisti, ma hanno inteso la politica come valore. La politica che si da e nulla pretende. Le organizzazioni giovanili di destra erano vere e proprie scuole di formazione politica e di vita. Ecco - suggerisce Fabrizio Tatarella - da qui dovrebbe ripartire il percorso difficile del PdL, ovvero recuperare il concetto del dono, la politica come impegno civile e dialogo”.
VOTO AGLI IMMIGRATI E GIUSTIZIA – Il nodo della giustizia e il voto agli immigrati è il terreno di scontro tra il presidente della Camera Gianfranco Fini e il presidente Berlusconi. L’”anatema” del Senatùr, leader del carroccio Umberto Bossi, sembra aver provocato una frattura insanabile. Intanto, Letta oggi ha abbozzato un tentativo di mediazione. Sarà dura.
Emilio Romani, in linea con Fini, si dice assolutamente favorevole al voto agli immigrati: “Siamo in Europa, prevale il concetto dell’integrazione che pone al centro il valore della persona. Il capitolo della giustizia - conclude - sono convinto che debba interessare tutti”.
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