
La proposta di Franco Muolo
Gentile Redazione,
mentre alcuni volenterosi uomini politici e semplici cittadini alcuni giorni fa si stavano preoccupando, giustamente, del futuro delle nostre acque marine per l’inizio delle attività di ricerca del petrolio al largo della costa monopolitana, transitavo pensieroso in auto sul finire della trafficatissima via Vittorio Veneto, adombrando che un possibile cozzo automobilistico all'incrocio con il viale Aldo Moro, e anche oltre, potesse far precipitare autoveicoli e malcapitati occupanti in fondo all’area di sedime dell'ex cava Spina (trattasi di una profonda depressione artificiale, estesa per alcuni ettari, che grava pericolosamente come una cerniera fra centro urbano, zona industriale e fascia costiera nord della città). Un'eventualità ancora più concreta se si pensa che al posto della ormai demolita fabbrica della ceramica (Tognana) sorgerà, fra non molto, un altro grande supermercato (Gruppo Morosi) che, inevitabilmente, farà aumentare ulteriormente il traffico nella zona a monte della stessa cava, laddove non esiste alcun particolare tipo di protezione per scongiurare tale evenienza.
Malgrado la previsione del vecchio piano regolatore generale (Prg Piccinato) di farvi un faraonico sito per lo sviluppo della cantieristica artigianale navale non abbia sortito alcun cambiamento urbanistico dell’ormai famosa ex cava Spina per ben trentacinque anni, noto incredulo che con la recente approvazione del nuovo strumento di pianificazione generale (Pug Oliva) si sia insistito con la stessa destinazione, nonostante il Consiglio comunale avesse già autorizzato alcune ditte del settore a posizionarsi sulla costa con accesso diretto a mare in una zona più a nord (Torre d’Orta). Come dire: “teniamo bloccata la destinazione di quell'area abbandonata ancora per altri quindici anni e poi si vedrà, tanto i maestri d' ascia di cala Fontanelle (che credo non potrebbero mai permettersi il lusso di andare a operare a pagamento all'interno di un nuovo costosissimo porto canale privato, peraltro da scavare in roccia) si arrangino alla meglio utilizzando i cosiddetti sportelli unici”. Perciò, non sarebbe più assennato prevedere da subito, nell'area di quella vecchia cava, una zona di espansione per un mercato ortofrutticolo, per il commercio e l’artigianato, per il plateatico viaggiante (stante l’avvenuta vendita dell’unico suolo comunale di località Pagano), per la ricreazione e per quant’altro manca in questo nostro “immobile” paese, visto che tali attività sono carenti se non esistenti? Questo Pug, cerchiamo di renderlo produttivo per i bisogni della collettività! Magari elaborando coraggiosamente una prima variante strutturale, visto che di piani urbanistici esecutivi (Pue), necessari per il tanto invocato sviluppo, non si vede neanche l’ombra.
Ma attenzione! Nel frattempo rivolgo un appello alla Civica amministrazione affinché venga messa in sicurezza tutta la zona gravitante presso gli accessi dell’esistente ipermercato e di quello prossimo a farsi dell’ex Ceramica, affinché siano convocati i titolari degli stessi, nonché la società proprietaria dell’area di sedime dell’ex cava Spina, a collaborare nell’esecuzione, oltre che di più idonei svincoli e rotatorie stradali, anche per la messa in opera delle necessarie barriere protettive in cemento armato, che lì occorrono per evitare eventuali “voli” nella profonda cavità sottostante. Vorrei ricordare che qualche anno fa un’auto uscì fuori strada proprio in quel punto, per fortuna senza conseguenze giacché si arrestò a qualche metro dal precipizio. All’indomani dell’incidente furono dipinti con antiruggine rosso gli sparuti paletti di ferro attorcigliati del dopoguerra, che ancora oggi s’intravedono lungo la strada, mentre sul pericoloso ciglio dello strapiombo fu stesa una risibile rete elettrosaldata: troppo poco per garantire la sicurezza della transitabilità nelle zona.
Franco Muolo
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