E' stato presentato oggi alle 18,00
allo Stadio Veneziani, il nuovo allenatore dell'AC Monopoli.
Classe '66, attaccante ed ex allenatore dell'Hellas Verona...una vita nel pallone quella di Davide Pellegrini, lontano dai campi da calcio ormai dalla fine del 2008, e con tanta voglia di ricomininciare!
Vi proponiamo qui un'intervista fatta al grande allenatore da Alberto Cirstiani di www.Veronagol.it solo a gennaio 2009.
Un'intervista nella quale il nostro neo allenatore si rivela modesto, simpatico e soprattutto CARICO per una nuova stagione...la NOSTRA!
Partiamo subito con una domanda da un milione di euro: Davide, ti manca il campo?
Certo, mi manca tantissimo. Questo momento di riposo forzato mi pesa; dopo le forti emozioni - e tensioni – della scorsa stagione questo periodo non è piacevole. Ma è questione di tempo, sono convinto che prima o poi qualcuno si farà avanti…
Anche perché hai dimostrato di avere le capacità per far bene…
Penso proprio di si. Lo scorso anno è stato un campionato difficilissimo, sia perché risultati di una retrocessione bruttissima, sia per la difficoltà di adattamento che la squadra ha patito e infine per la situazione instabile all’interno della società. Ecco perché la salvezza dell’Hellas, anche se all’ultimo secondo dell’ultima partita, è da considerarsi un gran risultato.
Mister Pellegrini come è riuscito a condurre la squadra, che sembrava ormai spacciata, alla salvezza?
Di sicuro ho portato la mia esperienza tattica e tecnica, ma ho lavorato molto sulla disciplina e sulle motivazioni; chi scendeva in campo doveva essere al top e dare sempre il massimo. Queste sono regole dalle quali non transigo. E ti dirò che ho avuto più facilità a far rispettare queste regole ai più “anziani” rispetto ai giovani. Allenare i giovani è più complesso.
Però con i giovani hai avuto grandi soddisfazioni…
Senza dubbio. Le esperienze con le giovanili mi hanno permesso di raggiungere ottimi risultati, di formare nuove leve e di fare esperienza. Essere allenatore nel settore giovanile è molto gratificante ma è anche un ruolo di enorme responsabilità; il mister in questi casi è educatore, psicologo, confidente. La crescita calcistica va di pari passo con la crescita umana e quindi bisogna trasmettere ai giovani calciatori messaggi e valori positivi, legati al sacrificio e alla passione per questo sport.
Non è sicuramente facile…
Purtroppo oggi il calcio è visto sempre più come businnes, ormai anche a livello giovanile. Il calcio non viene più visto come momento di gioco e allegria – soprattutto nei più piccoli – e le testimonianze che arrivano dai campi di calcio dilettantistici ne sono la dimostrazione: genitori sempre più ultras, allenatori che puntano sempre di più al risultato, società che fanno passi affrettati… Si sta perdendo il senso del valore del gioco del calcio, dare questi segnali a livello settore giovanile non è positivo.
Forse troppi si improvvisano allenatori?
Ma no, dire questo mi sembra esagerato. Di sicuri molti allenano essenzialmente per passione e magari si rifanno a metodi un po’ superati e magari alcune volte improvvisando. Non ne faccio loro una colpa, sia chiaro. Il fatto è che non si può pensare di formare al meglio un giovane calciatore con l’improvvisazione. Per farlo in modo professionale e utile serve aggiornamento, costante e continuo. Sorrido quando sento parlare di insegnamenti tattici a bambini di 9-10 anni. Secondo il mio punto di vista fino ai 13-14 si deve puntare esclusivamente sulla formazione tecnica; palleggio, controllo palla, tecnica individuale. Una volta che un giocatore è tecnicamente formato, inserirlo in uno schema tattico è la cosa più semplice.
Cosa serve allora per essere bravi allenatori di squadre giovanili?
Una ricetta infallibile a mio avviso non c’è m di sicuro ci sono alcuni fattori da valutare. In primo luogo la professionalità e la preparazione degli allenatori; l’aggiornamento è importante sempre, lo è di più quando si deve insegnare ai più piccoli l’approccio al calcio e la tecnica di base. Non basta aver giocato a pallone o aver allenato per tanti anni. I tempi cambiano e anche il calcio, anche se alcune regole fondamentali rimangono sempre.
Per esempio?
Il gioco del calcio, come tutti gli sport di squadra, esalta le qualità del gruppo grazie alle potenzialità dei singoli. Le regole quindi devono essere rispettate per la salvaguardia della squadra; chi non le segue non deve accomodarsi ai margini. Come dicevo prima è più difficile gestire un gruppo giovane perché devi far capire che, se si vuole arrivare in alto, bisogna sacrificarsi, rinunciando a tutte le abitudini tipiche degli adolescenti. I professionisti questa fase l’hanno già superata e quindi, quando un allenatore spiega e detta le sue regole, si adeguano. Ne va della loro professionalità e del loro futuro.
Davide Pellegrini giocatore ha dovuto fare molti sacrifici per arrivare dove è arrivato?
No, sinceramente non è stato un sacrificio mettere da parte le abitudini giovanili per dedicarmi al calcio, anzi. Essendo cresciuto con due fratelli anche loro con la passione per il calcio (Luca e Stefano n.d.r) è stato praticamente automatico.
L’essere stato “anticipato” da Luca, il fratello maggiore, ti ha aiutato ad arrivare ad alti livelli?
Assolutamente no. Forse mi ha agevolato nel farmi conoscere nell’ambiente ma poi mi sono affermato esclusivamente grazie alle mie capacità e alla mia determinazione. Se non sei bravo tecnicamente e non sei una persona seria non arrivi ai massimi livelli. O meglio puoi arrivarci ma difficilmente ci resti.
E come mister ti sei ispirato a qualche tuo ex allenatore?
Ho giocato quasi ventenni da professionista e ho incontrato molti allenatori tra cui Bagnoli, Fascetti, Eriksson giusto per citarne alcuni; tutti preparati e ognuno con un proprio modo di lavorare. Ho cercato di attingere qualcosa un po’ da tutti ma di base ho un mio metodo di lavoro e le mie idee. Giuste o sbagliate ma sono mie. E nessuno potrà farmele cambiare. Io sono molto preciso in quello che faccio e accetto critiche e consigli. Ma alla fine, nel bene o nel male, decido io.
Ultima domanda: se per assurdo non arrivassero più richieste da club professionistici, Davide Pellegrini sarebbe disposto a ritornare ad allenare nel dilettantismo?
Guarda, non so risponderti. O meglio non mi pongo il problema perché sono convinto che prima o poi una chiamata arriverà. Penso di aver dimostrato di saper lavorare bene, anche l’opinione pubblica me lo riconosce. Io aspetto, non ho fretta, anche se, sinceramente, il campo mi manca parecchio. Prima o poi qualcuno avrà bisogno di Davide Pellegrini.
E allora Davide Pellegrini risponderà presente.
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