E Spagna fu. Il primo mondiale africano se lo è aggiudicato l’invincibile armata delle “Furie rosse”, che, oltre a conquistare il primo successo iridato, dà continuità alla vittoria di Euro 2008. Che sia meritato o no, lo lasciamo giudicare a voi. Fatto sta che
Ma oltre ad essere stato il mondiale del continente nero (e delle vuvuzelas), e non solo del Sud Africa, quello del 2010 sarà ricordato anche per tanti altri motivi di interesse e curiosità. Tra questi un posto di rilievo va alla “questione francese”, che poco in TV è stata discussa, a differenza dei giornali sportivi nazionali che hanno riportato qualche notizia in più. Lo spogliatoio Blues è letteralmente imploso a causa delle lotte intestine che da qualche tempo lo affliggevano. L’allenatore Domenech non è stato capace né di creare il gruppo né tanto meno di mantenere sereno l’ambiente, che era caduto nelle mani di Ribery e dei giocatori di colore (quelli delle banlieue parigine) che salvaguardavano i loro interessi nei confronti del resto della squadra. Addirittura, per evitare che la situazione da gestire fosse più complicata di questa, Domenech ha preferito lasciare a casa Nasri, Benzema e Ben Arfa, nazionali di origine maghrebina e mal visti da Ribery e compagni. Ancora: con il Messico Gourcuff non è sceso in campo, tagliato dai compagni, perché troppo bravo ragazzo e incapace di imporsi. A tal proposito vi riportiamo le parole del quotidiano Le Temps: “Avrebbe tutto per piacere a una certa Francia calcistica” ma “non piace ai suoi compagni cresciuti in città cosiddette sensibili, in cui non si gradiscono per niente i primi della classe”. Tutto ciò, unito agli insulti di Anelka rivolti al mister, la sua cacciata dal ritiro e il conseguente ammutinamento di parte della squadra, ha costretto Sarkozy a indire un’urgente riunione di governo per tentare di salvare l’immagine del Paese ormai ampiamente compromessa. Ora toccherà a Blanc fare piazza pulita e ripartire da zero, o quasi.
Altra curiosità, sempre in ambito tecnico ha riguardato la gara Germania – Ghana, nella quale per la prima volta in un mondiale si affrontavano da avversari due fratelli: Kevin Prince Boateng (Ghana) e Jerome Boateng (Germania). Per sgombrare il campo da dubbi, diciamo subito che sono figli dello stesso papà ma di mamme diverse. La cosa che ha fatto storcere il naso a qualcuno riguarda Prince che, nato a Berlino, ha fatto tutta la trafila nelle giovanili teutoniche, salvo poi accettare la chiamata del Ghana per il mondiale. Improvviso innamoramento per il paese d’origine del papà, o voglia di mettersi in mostra in una competizione così importante che non poteva garantirgli
A proposito d’Italia… I quattro volte campioni del mondo che fine faranno? La strada è stata tracciata. Bisogna valorizzare i nostri vivai. Benissimo! In Italia, nell’ultimo anno, chi ha investito maggiormente sui settori giovanili sono state Inter e Milan (10 milioni di euro,
Nonostante ciò, di ragazzi bravi ne abbiamo, ma c’è qualcosa che non va nel sistema. Ad esempio, Giuseppe Rossi del Villareal, nei quattro anni col settore giovanile nel Parma aveva messo a segno oltre 200 gol (no, non è un errore di battitura: son proprio duecento gol!), ma nessuno ha mai puntato su di lui. Il Manchester United non ci pensò su due volte a tesserarlo dopo il fallimento degli emiliani.
Qualche settimana fa il Milan si era interessato a Lorenzo Tassi, seconda punta quindicenne degli Allievi Nazionali del Brescia. Cinque milioni di euro l’offerta dei rossoneri, che il Brescia ha gentilmente declinato. Ma quanto dovrà aspettare questo ragazzo (o tanti altri in gamba come lui), per essere lanciato in prima squadra? Se il sistema non si rinnova dalla radice, aspetteremo altri 24 anni per vincere un altro mondiale. Iniziamo a sperare in Cassano, Balotelli e Prandelli.
Finiamo facendo i complimenti al polpo Paul. Ha azzeccato otto risultati su otto e consigliamo a tutti gli scommettitori di pescarne uno e consultarlo prima di recarsi a giocare.
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