Il sindaco gli aveva dato mandato di risolvere
la questione Monopoli calcio.
Piero Santacesaria, lei è stato uno degli artefici dal punto di vista del coordinamento politico della rinascita del calcio monopolitano. Quali sono le sue considerazioni?
«Posso garantire che uscire dall’empasse in cui ci eravamo ritrovati, non per colpa nostra, era un’impresa titanica. Conoscete l’ostruzionismo di qualcuno. Negli ultimi 26 anni non si era mai avuta una cordata di imprenditori monopolitani. Monopoli ha avuto l’era Ladisa, ha avuto 11 anni di buio ed ha avuto l’era Bellomo.
La rinuncia di Canonico mi aveva gettato nello sconforto. Il sindaco mi ha accordato fiducia per fare tutto il possibile per risolvere il problema. Alla fine il consigliere regionale Canonico, forse con un piccolo rimorso di coscienza, ha ritenuto giusto che fossero rispettate determinate condizioni».
Si è detto spesso che le vicende calcistiche vanno separate dalla politica. In questo caso senza politica non si sarebbe giunti alla soluzione del problema.
«Non direi perché io ci ho messo tanta passione sportiva ed è stata quella che mi ha permesso, anche non dormendo la notte, di cercare sempre la soluzione. Senza la passione posso garantire che certe cose non si possono fare».
Il nuovo Monopoli partirà dall’Eccellenza. Sappiamo che il pubblico monopolitano è esigente. Oggi sono tutti contenti, ma se i risultati non dovessero arrivare cominceranno le critiche. Il progetto sportivo si pone obiettivi ambiziosi?
«Confesso che ad oggi non abbiamo ancora firmato l’atto societario, anche se tutto verrà formalizzato lunedì mattina in lega. La questione tecnica la riserviamo al futuro. Oggi partiamo svantaggiati ma c’è tempo, c’è al limite anche il mercato di riparazione.
Oltre al gruppo di Tatò, c’è un gruppo di 8 imprenditori locali che con una quota parteciperà alla nuova società».
Gli imprenditori locali avranno la maggioranza?
«Al momento non abbiamo deciso. C’è un impegno incondizionato, che è la cosa più importante».
Siamo tutti scottati dal passato. Quando sentiamo parlare di un imprenditore forestiero che investe nel calcio monopolitano, la prima cosa a cui tutti pensiamo è quale sia l’interesse che lo spinge a tale interessamento.
«Per come si sono venute a delineare le cose, Tatò non è altro che un semplice azionista di un progetto e, se devo essere sincero, la quota non è neanche rilevante rispetto alle altre. Monopoli ha un tessuto imprenditoriale importante che non segue le vicende calcistiche. Perché un imprenditore forestiero deve avere interessi e uno locale no?».
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